Antico racconto di Natale

STORIE DELL’AVVENTO NARRATE IN UNA STALLA Accadeva, fino ai primi decenni di questo secolo, in occasione di molte festività religiose e profane, ma soprattutto nel periodo di attesa del Natale, che le famiglie contadine che abitavano le cascine, si riunissero la sera davanti ad un lume, nel caldo tepore della stalla. Un luogo quasi magico, dove i protagonisti di quel tempo agreste, sia uomini che animali, respiravano all’unisono. La stalla era dunque il luogo dell’ incontro, e durante le fredde sere invernali dell’avvento, tutti gli occupanti ascoltavano in silenzio i racconti del contadino/narratore, depositario di una cultura secolare, costituita da leggende e storie appassionanti, tramandate oralmente di generazione in generazione. In un angolo poi, tra la paglia della greppia, era rappresentata la natività con semplici personaggi di argilla costruiti da grandi e bambini, nelle umili case della cascina: Giuseppe, Maria, il Bambino, gli animali, una infinità di pastori e contadini, come piccoli esseri, fermati nell’attimo fuggente di una dura vita quotidiana. Proprio in quei personaggi di terra, in quelle pose lavorative sofferte, ma di grande dignità, essi riconoscevano se stessi e il loro mondo aspro. LO SPETTACOLO Lo spettacolo “Antico Racconto di Natale” è uno spettacolo nuovo ogni anno: nuove le avventure che coinvolgono i protagonisti, nuove le vicende narrate, i quadri e le scene. Restano identici però sia l’ambientazione della storia sia, ovviamente, i nomi dei personaggi principali. Infatti, del racconto della Santa Coppia che va a Betlemme, esistono trenta antichi canovacci, tramandati dai burattinai del passato. Una rappresentazione itinerante di paese in paese di cascina in cascina, molto amata e radicata nel mondo popolare e che fino all’ottocento era conosciuta in Lombardia e Piemonte con il nome di “Natale del *Gelindo”. In quei tempi infatti era in uso nelle cascine abitate da tante famiglie contadine, ospitare una compagnia di artisti girovaghi, musicisti, raccontatori e burattinai che rinnovavano di anno in anno la tradizione del Natale mettendo in scena il viaggio della Santa Coppia verso la città di Betlemme. La rappresentazione dunque consisteva nel racconto di un viaggio, quello di Maria e Giuseppe, irto di ostacoli e pericoli, funestato da continue apparizioni di briganti, diavoli e quant’altro la fantasia popolare riusciva a mettere in campo. Uno spettacolo, come già detto, che si arricchiva e variava di anno in anno; denso di temi leggendari e avventurosi, anche estranei alla stessa liturgia e al Vangelo, frutto probabilmente di una secolare stratificazione orale nel mondo contadino. Frutto sicuramente, anche, della necessità di quegli artisti girovaghi di fare spettacolo e rito, prima che catechismo. Proprio grazie a queste invenzioni drammaturgiche lo spettacolo diveniva comprensibile a tutti e fortemente coinvolgente dal punto di vista emotivo, inoltre divertente e istruttivo, sia per il pubblico dei grandi sia per quello dei bambini. * “Gelindo” era la maschera comica che fungeva da aiuto della Santa Coppia e da elemento risolutore di ogni scena.